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Lecce, la leggenda della "faccina": quel mascherone che racconta di un amore finito in tragedia
Reportage

Lecce, la leggenda della "faccina": quel mascherone che racconta di un amore finito in tragedia

di  Martedì 5 maggio 2026 4 min Letto 2.071 volte
LECCE – Nel centro storico di Lecce si cela un piccolo e antico mascherone in pietra posto nella linea d’angolo di un edificio: è chiamato da tutti “la faccina” e raffigura una giovane nobildonna che, leggenda vuole, si suicidò per amore.

Una storia che tanto assomiglia alla tragedia shakespeariana di Romeo e Giulietta, ambientata però nel sud della Puglia.  Ci siamo quindi recati nel capoluogo salentino per conoscere più a fondo questo racconto tramandato nei secoli. (Vedi foto galleria)

Una volta arrivati nella città vecchia di Lecce ci dirigiamo in via Federico d'Aragona, lì dove, ad angolo con vico del Theutra, si erge un palazzo ottocentesco. Alziamo quindi la testa e aguzziamo la vista. Ed ecco che, spingendo il nostro sguardo sino a otto metri di altezza, possiamo notare un volto femminile posizionato sullo spigolo della facciata del fabbricato.

Il bassorilievo risulta però troppo lontano, così decidiamo di bussare al portone del palazzo, posto in vico del Theutra 15. Ci risponde Fatima, responsabile del b&b qui ubicato, a cui chiediamo di poter accedere per ammirare la scultura da vicino.

La giovane ci invita ad entrare, conducendoci tramite una scala a chiocciola al primo piano, dove si apre una grande stanza in pietra leccese, con il suo color oro, la grana fine e l’alta porosità. La sala è il luogo dove avrebbe alloggiato, tanto tempo fa, la nobildonna protagonista della storia. Non è infatti un caso che il b&b sia stato chiamato “Palazzo della Contessa”.

Non ci resta ora che sporgerci dalla finestra della stanza, per ritrovarci finalmente a tu per tu con la “faccina”.

La osserviamo. Il volto è quello di una giovane donna il cui profilo rivela la purezza della linea: fronte liscia, naso diritto e ben proporzionato, labbra sottili e chiuse, appena accennate.

L’espressione è composta, quasi assorta, senza tensioni: trasmette una sensazione di calma e di distacco, tipica di molte figure femminili dell’arte classica. Il mento è piccolo e armonioso, mentre il collo, visibile solo in parte, contribuisce a dare eleganza alla figura.

I capelli sembrano raccolti o coperti da una sorta di velo o acconciatura semplice, aderente alla testa, senza dettagli troppo elaborati. La superficie è leggermente consumata dal tempo: si vedono crepe e abrasioni, soprattutto nella zona della tempia e della guancia, che danno però al volto un fascino antico.

Ma qual è allora la leggenda che si cela dietro questo misterioso mascherone? Per scoprirla torniamo in strada per andare a parlare con coloro che lavorano e abitano nelle vicinanze.

«La storia è questa – esordisce Antonio, proprietario di un negozio di souvenir in via Federico d’Aragona –. C’erano due innamorati che vivevano uno di fronte all’altro, in due palazzi distinti. Si guardavano ogni giorno dalle rispettive finestre, senza però mai incontrarsi, perché il padre di lei era contrario all’unione. Un giorno il signore fece addirittura murare la finestra della stanza della figlia, per impedire che il giovane continuasse a corteggiarla».

Ed è a questo punto che il racconto sfocia in tragedia. «Sì perché la giovane, così disperata dal non poter più vedere il suo amato, decise di togliersi la vita», afferma Stefania, che gestisce un bar nelle vicinanze.

Ma il bassorilievo che ruolo ha in tutto questo? «Il ragazzo fece commissionare una scultura che ritraeva il volto dell'innamorata - interviene Mario, cartapestaio del centro storico -. Fece quindi scolpire il viso di lei proprio sulla pietra dell’edificio posto davanti al suo balcone, così per rendere il loro amore eterno».

Ecco quindi svelata la romantica leggenda della “faccina”.

«C’è da dire però che esiste un’altra versione della storia – sottolinea Stefania –. Secondo alcuni quel palazzo apparteneva al nobile don Domenico e quel volto sarebbe la raffigurazione della moglie del signore, morta prematuramente. Si tratterebbe quindi di Maria Balsamo, nonna del patriota salentino Sigismondo Castromediano».

In entrambi i casi quindi la scultura rappresenterebbe una donna, amata perdutamente durante una vita finita però troppo presto. Una donna il cui volto rimane lì in un angolo, immobile, pronta ad avvolgere con il suo triste fascino lo sguardo dei passanti.  

(Vedi galleria fotografica di Micaela Pedone)
 
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